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Orgoglio africano

19 luglio 2010

Sconfitto, con un po’ di sfortuna e tanta dignità. Nel calcio come nella vita. Questo è stato per tutti il Ghana quella sera contro l’Uruguay. Ero in Mozambico in un piccolo bar della capitale, quasi sommerso da tanta bella gente, appassionata per una squadra che nel suo piccolo è entrata nel cuore di tutti. Tanta energia e tanta rabbia (quella buona). Il Ghana, una squadra giovane, sconfitta all’ultimo secondo, ma che ha dato una straordinaria dimostrazione di forza e fantasia, concretezza ed esuberanza, grinta e allegria.

E’ proprio allora che lo schermo della TV inquadra un grande cartello alzato dal pubblico nello stadio sudafricano: “Ghana make Africa proud”. Si, tutti insieme, quella sera a Maputo ci siamo sentiti orgogliosi di essere africani. Non abbiamo vinto la partita ma le vuvuzela con il loro rumore assordante davano voce alla nostra fierezza, discreta e coraggiosa, di sentirci africani.

Dante Carraro, direttore Medici con Africa Cuamm – in missione a Maputo

Nkozi, il silezio rotto da un vociare lontano…

9 luglio 2010

Le foto dell’Uganda mi hanno fatto rivivere il ricordo di una sera di 7 anni fa.
E’ una fresca sera di settembre e sono appena uscita dalla biblioteca dell’Università dei martiri ugandesi, con l’idea di fare due passi prima di andare a dormire.
La tranquillità e il buio silenzio del campus di Nkozi stasera sono rotti da un vociare lontano. Seguo il suono, curiosa di sapere da dove arrivano le urla concitate e cosa causa tanto fermento.
I miei passi e la mia ricerca si fermano alla porta della mensa. Entro e procedo verso un angolo parzialmente illuminato, dove si è radunata una piccola folla.
Su un supporto improvvisato è stato adagiato un televisore che trasmette una partita di calcio. Dalla mia posizione non riesco a vedere molto, per cui chiedo a John – docente del Master in gestione dei servizi sanitari che sto frequentando – quali squadre ugandesi si stanno fronteggiando. John risponde che si tratta della Premier League inglese e in campo si stanno fronteggiando l’Arsenal e il Manchester United. Io non ci capisco un granché di calcio, ma mi fa sorridere l’idea che l’Uganda sia rimasta così legata alla madrepatria da assorbirne le passioni calcistiche, oltre alla circolazione stradale con la guida a destra… Continua a leggere…

Black Power

8 luglio 2010

Non ho mai giocato in squadre di livello né in selezioni prestigiose, né calcato erbe di stadi famosi, eppure vi è probabilmente per tutti nella vita un momento in cui capita di partecipare ad un line-up speciale, a rappresentare una bandiera, una comunità o solo un’idea (per gli ideali non scomoderei il calcio né la politica) in virtù di un privilegio raro.

Per me questo momento fu quando indossai la maglia dei black-power nel polveroso stadio intitolato al mitico Akii Bua di Lira. Ma per raccontare di questa esperienza devo prima spiegarti come e perchè finì in quella remota cittadina del nord dell’Uganda e come mi accadde di giocare nella squadra dell’”Orgoglio Nero” del popolo Lango.

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Provaci ancora Afrika!

6 luglio 2010

E’ stato un sogno, un sogno lungo 120 minuti, durato un attimo!
Ci abbiamo creduto tutti su quel rigore all’ultimo secondo … ahimè la realtà è andata come è andata.
Ancora una volta, mi verrebbe da dire, sul punto di raggiungere la grande impresa, ormai illusi di averla centrata, le speranze calcistiche (e non!) dell’Africa si sono infrante sul palo.
Un silenzio surreale è calato sul PalaPataPalla di Sesto San Giovanni, dove con il gruppo Medici con l’Africa Cuamm di Milano ci siamo ritrovati per sostenere l’ultima rimasta del continente nero.
Increduli, delusi, rassegnati dopo aver accarezzato la grande impresa la piccola comunità ghanese presente a Milano si è ammutolita per qualche secondo … Poi la voglia di rialzarsi, di ripartire ha prevalso. Stephen, ghanese, presidente del gruppo Ghana for Ghana, commentatore per una sera su Radio Popolare ha invitato tutti a festeggiare. La tradizione va rispettata e comunque sia è stato un grande Mondiale! L’appuntamento è per domenica 11, giornata di conclusione del mese mondiale, al Parco Sempione a Milano. Tutta la comunità ghanese presente in Italia si ritrova per trascorrere insieme la giornata e riprendere a sognare. Noi di Medici con l’Africa Cuamm ancora una volta saremo al loro fianco.
Grazie Africa di continuare a farci sognare!

Marco Rampi, relazioni con il territorio Medici con l’Africa Cuamm area nord-ovest

I Mondiali di Wolisso, Malnutrition Unit, Pediatria

3 luglio 2010

Li aspettavamo con ansia. Gaetano (il Direttore dell’Ospedale di Wolisso) ci aveva detto che non sarebbe stato scontato per i bambini dell’Unità di Malnutrizione a Pediatria anche il semplice banale gesto di disegnare. Non lo è perché i malnutriti hanno spesso perso quell’energia incontenibile dei bambini che sa sorprenderci sempre e sono diventati occhi grandi e imploranti, enormemente inermi.

Eppure i disegni sono arrivati. Sono i disegni sul tema dello sport che permetteranno al reparto di Pediatria di Wolisso di partecipare al Concorso della Fondazione Rachelina Ambrosini, come special guest africano. Quest’anno, per la prima volta, il Concorso della Fondazione avellinese dedicata ai giovani si apre ai 5 Continenti e per ognuno di essi ha scelto una realtà di bambini o ragazzi come special guest, che riceverà, al momento della premiazione, un premio di solidarietà.

Quando li ho visti, ho pensato che questi bambini, insieme a tutti i volontari e al personale di Pediatria, meritano effettivamente un premio per la loro continua e costante lotta per la vita. E che i bambini, inspiegabilmente e miracolosamente, sanno trovare i colori anche da un letto di ospedale. E che alcuni disegni hanno un tocco di poesia. Talenti. Grazie Africa.

Ilaria Savoca Corona, relazioni con il territorio Medici con l’Africa Cuamm area centro-sud

Angola

2 luglio 2010

Un anno fa ero arrivato a Luanda, capitale dell’Angola, per un servizio su una “nocciolina magica” che aiutava i bambini denutriti a crescere. La città nella quale si ammassano quasi la metà degli abitanti del paese (13 milioni) mi aveva aggredito con il suo traffico (mai visti tanti Suv), la sua periferia infinita di baracche che s’intrufolavano poi fin nel centro coloniale della città, tra villette liberty fatiscenti e grattacieli costruiti dai cinesi (a Luanda si vedono cinesi che costruiscono, commerciano, puliscono addirittura le strade), la sua aria caliginosa (una nebbiolina perenne – era agosto, inverno nell’emisfero australe, temperatura attorno ai 20-25 gradi centigradi: e d’estate? uguale, ma con venti gradi di più, la risposta) e soprattutto i suoi prezzi: folli. L’Angola si è scoperto – dopo vent’anni di guerra civile – un produttore di petrolio in tumultuosa ascesa, come (almeno a Luanda) i costi delle sue case, dei suoi (cattivi) servizi, di tutta la sua vita. Avevo il mito di Lagos, capitale economica della Nigeria, primo produttore di greggio dell’Africa: sapevo che per un espatriato (un occidentale in trasferta) 4.000 dollari al mese erano poco per vivere decentemente nel porto nigeriano. Adesso apprendo che Luanda sarebbe diventata la città più cara al mondo, più di Tokyo, se si prende in considerazione un livello di vita occidentale: 5.000 euro al mese sono il minimo per una casa, cibo e in generale un train de vie accettabile. E’ un aggressivo – come appaiono spesso i modi degli abitanti di Luanda – e ottimo segno per l’economia del continente: fiammeggiante, come il fuoco che esce dalle torri delle raffinerie petrolifere. Certo, la ricchezza non beneficerà tutti e non si spanderà poi tanto nel paese, anzi; però il tumulto della crescita
disordinata prodotta dalla generosità della terra d’Africa è una novità che può essere utile.

Chissà com’è finita la partita? #2

29 giugno 2010

Una piccola aggiunta al post di ieri… Ecco qui alcune foto direttamente da Kampala! Una è dell’ospedale di cui parlo, con una signorona incinta meravigliosa secondo me, l’altra è della guest house coi medici e le guardie che vedono la partita, un’altra è la strada sterrata del distretto dove è l’ospedale e l’ultima è di un nostro medico vicino alla lavagna su cui sono segnate le partite che verranno mostrate in un bar lungo una strada di kampala.

Alice Sabino, servizio civile a Kampala in Uganda

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Chissà com’è finita la partita?

28 giugno 2010

Dall’inizio dei primi mondiali in Africa, Kampala è invasa di televisioni e maxischermi improvvisati, lenzuola appese alle finestre degli edifici e piccoli proiettori. Durante le partite delle squadre africane, le strade sono invase da persone e bambini che si accalcano intorno ai bar per intravedere un’azione, magari un goal. Anche gli autisti dei bodaboda sono meno interessati del solito agli affari e si fermano fuori dai locali con tv piuttosto che agli angoli delle strade più trafficate. I mercati della città sono pieni di magliette e bandiere delle nazioni più disparate, i cartelloni pubblicitari lungo le strade ritraggono gli eroi africani del momento, da Etho a Drogba. La guesthouse CUAMM non è da meno, la piccola tv in sala da pranzo è quasi perennemente sintonizzata sul primo canale ugandese che trasmette partite e curiosi messaggi pubblicitari.

Ma c’è anche (e soprattutto) un altro Uganda, basta uscire dalla città e il rumore dei generatori rimpiazza i cavi elettrici, le strade si tingono di rosso e le luci calde delle lampade a petrolio spezzano la notte.

E’ in questo Uganda che i medici del CUAMM vivono e lavorano.

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Italia fuori … pazienza, faremo più attenzione all’Africa mondiale!

25 giugno 2010

Non sono un appassionato di calcio, ma mi ha sempre colpito la spontaneità che si sprigiona fra i bambini e i giovani davanti ad un pallone (in tutto il mondo); abbiamo vissuto a poche decine di metri dal Grand Hotel di Beira e ci commuove il ricordo dell’apparente serenità dei ragazzi che in squadre più o meno ordinate, al tramonto o alla domenica, improvvisavano partite e mini tornei sui prati, lungo l’argine che separa il mare dall’hotel. Sono uno spettacolo i palloni artigianali africani: come tutti i giochi “di strada”, sono un fenomeno di vera inventiva tutta da scoprire! Da oggi l’Italia è fuori dai mondiali… Pazienza: manteniamo un po’ più di attenzione sull’Africa Mondiale.

Queste foto le ho scattate in Mozambico tra il 2003 e il 2004, anni che ho trascorso con la mia famiglia nel progetto Ospedale Centrale di Beira.

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Sulla mano un po’ di polvere marrone

24 giugno 2010

Tanzania, 2009

Sulla mano un pò di polvere marrone, cacao e caffè mescolati ad un po’ di zucchero.

Sono passate da un po’ le 13 ed anche per oggi quella “roba” sarà l’unico pranzo per lui, unico medico di quell’ospedale. Fino a stasera non ci saranno pause, non smetteranno di arrivare pazienti: arrivano sofferenti anche dopo giorni di cammino per avere una cura, dei medicinali o semplicemente un parere medico. Sì, perché molte volte in questi ospedali di provincia africani l’unica cosa che i pazienti ricevono son parole, per alcuni di conforto, per altri di speranza, per molti di condanna ad una morte che lì è difficile evitare. Mancano le cure elementari, non ci sono antibiotici, gli antidolorifici forse non sanno nemmeno cosa siano laggiù. Eppure stanno in silenzio senza gridare la loro sofferenza che tuttavia trabocca dai loro occhi.

Forse han capito che è inutile gridare se nessuno li ascolta…

Forse immaginano che quando il Waka Waka cesserà, insieme ai mondiali probabilmente finirà anche l’attenzione di tutto il mondo per l’Africa…

Damiano Pizzol,  ex-studente del Collegio Cuamm

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